ANNO 16 n° 108
Viterbo, il ritorno del lupo al centro dell’incontro “Storie di lupi”
All’Università della Tuscia esperti e ricercatori a confronto su convivenza, biodiversità e falsi miti sulla specie
18/04/2026 - 18:08

VITERBO – “Il lupo sta tornando ad abitare a Viterbo…”, con queste parole i dottorandi Gianluca Damiani e Sarah Droghei hanno aperto, nel pomeriggio di ieri, la presentazione del progetto “Storie di lupi” nell’aula magna del rettorato di Santa Maria in Gradi. L’iniziativa è stata promossa in collaborazione con Arci Solidarietà Viterbo e l’associazione Storie di lupi.

L’appuntamento è nato con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sui temi della tutela della biodiversità, soffermandosi in particolare sulla gestione dei grandi predatori e sulla possibilità di una convivenza equilibrata tra uomo e fauna selvatica.

“Il lupo – ha raccontato il dottorando – è un animale che ci spaventa e condiziona le nostre attività ricreative e zootecniche. Ciò che generalmente non viene considerato, è che il lupo non è altro che l’antenato del nostro cane domestico. Questo animale sta tornando ad abitare la zona di Viterbo e aeree limitrofe, grazie alla fine del bracconaggio che l’uomo ha esercitato su questo animale per secoli. Ma il lupo è una presenza a cui l’uomo non è abituato ed è spaventato”.

“Il luparo – ha continuato Damiani – non è una figura mitologica, offriva un servizio al paese di appartenenza, andava ad uccidere i lupi facendo un favore alla comunità che poi lo ricompensava. Da qui è deducibile quanto per secoli il lupo sia stato demonizzato dall’uomo, in quanto animale carnivoro. A causa della nostra paura, negli anni ‘60 erano rimasti solo cento in tutt’Italia. Da quando, negli anni ‘70, il lupo è diventato una specie protetta, è tornato ad abitare i luoghi in modo del tutto naturale”.

Damiani ha inoltre spiegato come il cambiamento culturale abbia favorito il ritorno della specie: “Oggi ci sono circa 4000 lupi in Italia. Hanno imparato ad evitare l’uomo, posizionandosi in luoghi scomodi come frane e speroni di rocce altissime. È inoltre documentato che qualora l’uomo passasse nel loro territorio, i lupi si nascondono. Io e Sarah usiamo numerosi strumenti di comunicazione per coinvolgere emotivamente le persone, cercando di instaurare una coesistenza sicura e rispettosa con questa specie”.

Nel suo intervento, il ricercatore ha evidenziato anche le analogie tra il comportamento del lupo e quello umano: “Il lupo è una specie gregaria. L’uomo parla di branchi ma in realtà si tratta di famiglie di lupi. Hanno una comunicazione chiara, da fuori è visibile tramite i movimenti del corpo. Nei branchi c’è la coppia riproduttiva, ovvero i genitori e tutti i componenti del branco contribuiscono alla sopravvivenza. Cooperano per mantenere produttivo il loro territorio in modo efficace. L’ululato è per loro un segnale che serve a comunicare la posizione, segnala che il branco sta occupando quel territorio. Le attività di gioco per loro, come per noi, sono importanti perché i cuccioli imparano a stringere legami, imparano a cacciare e a sopravvivere. I lupi sono inoltre animali caratteriali, come l’uomo”.

La dottoranda Sarah Droghei, coautrice del progetto, ha invece approfondito il ruolo del lupo negli ecosistemi: “Questo animale riequilibra il numero di cinghiali, sua preda elettiva e seleziona animali malati, perciò evitano che si espandano sul territorio. Parliamo di un animale generalista, si adatta all’ambiente in cui si trova mangiando carcasse, scarti ma anche animali selvatici che si trovano nel luogo in cui il branco si stabilisce. Anche gli animali domestici sono prede predilette per i lupi, in quanto hanno perso l’istinto di difesa che gli permette di combattere per la sopravvivenza. Questo le rende prede facili”.

“Per i lupi urbani – ha spiegato la dottoranda -, i ricercatori hanno individuato diverse situazioni: il lupo che si abitua, ovvero individua stimoli ma ne risulta indifferente. Oppure il lupo che mangia i rifiuti buttati o abbandonati dall’uomo in modo abituale. Da qui possono scaturire due reazioni, il lupo può avere stimoli positivi affezionandosi all’uomo, oppure potrebbe reagire con scatti aggressivi. I rifiuti abbandonati sono qualcosa dunque da evitare, e gli animali domestici vanno tenuti in casa”.

E ha concluso poi la ricercatrice: “Il lupo è pericoloso per l’uomo? Il lupo è potenzialmente pericoloso, ma il rischio di un attacco è talmente basso da rende nullo il rischio. In caso di incontri con i lupi, è consigliato non fuggire per non far scattare l’istinto predatorio. Ma quasi sicuramente, nel caso di vicinanza a un lupo sarà lui stesso ad andare via, perché ha paura dell’uomo”.

L’iniziativa “Conoscere il lupo. Buone pratiche per la coesistenza” è stata promossa dal Sistema museale di ateneo e dal Dipartimento di Scienze ecologiche e biologiche dell’Università degli Studi della Tuscia. L’intera giornata rientra nel progetto di divulgazione “Storie di lupi”, che unisce ricerca scientifica e linguaggi multimediali per favorire una maggiore conoscenza della specie.

Il programma si è articolato in più momenti: la mattina è stata dedicata alle scuole, con attività didattiche e laboratori su prenotazione. Nel pomeriggio, a partire dalle 16, è stata inaugurata una mostra fotografica dedicata al lupo nel suo habitat naturale, visitabile fino al 30 maggio. A chiudere la giornata, l’incontro aperto al pubblico dedicato agli aspetti biologici, ecologici e conservazionistici della specie.






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